Il tempio di Apollo a Didima (o Didimaion di Mileto)


Il terzo tempio ionico di età arcaica che studiamo è il tempio di Apollo a Didima o a Mileto, un tempio che non presenta novità sostanziali, ma che però presenta alcuni elementi distintivi, che lo rendono celebre. Il tempio non era situato nella città di Mileto ma in una città vicina che si chiama Didima, mentre il luogo in cui si trova il tempio si chiama Panonius (letteralmente la città dalle mille insenature). In questo luogo era adorato una divinità aborigena, quando gli ioni arrivano in questa zona una fonte d'acqua e vicino un alloro (entrambi simboli di Apollo); si verifica un processo di assimilazione tra la divinità aborigena (Didima) e quella importata dai coloni (Apollo), per cui il santuario è stato chiamato tempio di Apollo-Didima, il quale era sotto il controllo dei Branchidi. In questa località la fonte d'acqua e l'alloro vengono da prima racchiusi in un sekos, il quale rappresenterà il punto di partenza del futuro tempio che risultava essere costituito da due rettangoli, dei quali quello interno costituiva il tempio di età arcaica, mentre il rettangolo più grande rappresenta il perimetro del tempio ellenistico (molto più grande). La sistemazione del tempio era impedita dalla presenza di una collina, quindi fu necessario tutta un'operazione di scavo che consentisse il recupero di un'area adatta per la costruzione del nuovo tempio; il risultato fu quello di ottenere una sorta di terrazza, su un piano superiore rispetto al pavimento del santuario, con tutta una serie di scale che portano al piano superiore dove sono presenti le stoai. Il tempio si differenza dagli altri per la minore scala di dimensioni, però il processo di elaborazione dell'impianto è analogo, in quanto il sekos (piccolo tempietto in antis dedicato al culto di Didima) diventa il punto di origine del tempio; troviamo anche in questo caso una cella senza tetto ed il muro è segnato da una serie di sporgenze, che poggiano su un basamento abbastanza alto, mentre in cima corre una cornice riccamente decorata (questo nucleo centrale rimane anche nella fase ellenistica).
Gli altri elementi sono quelli che già conosciamo: la struttura diptera, il profondo pronaos, gli assi in facciata, eccetera; come nell’Artemisio gli elementi di facciata sono quelli che lo distinguono da quello di Samo e anche in questo caso gli elementi di facciata sono particolari. Inoltre la via che dalla città portava al tempio di era riccamente adornato con leoni accovacciati (con zampe sovrapposte e faccia rivolta verso destra che indica chiari influenze egiziane) ai bordi della strada. Questa presenza egiziana orna anche la facciata e l'alzato del tempio, per esempio nella trabeazione, pur ripetendo di elementi visti nell’Artemision, la dentellatura non è presente, sostituita da un fregio liscio (forse derivato da influenze della vicina città di Assas, dove vennero impropriamente mescolati modelli dorici con modelli ionici), con dei leoni che sottolineano l'angolo insieme a sfingi ed elementi a volute, tutti elementi che provengono dal mondo egiziano. 
Anche qui la copertura è di tipo microasiatico; però l'elemento che appare con maggiore perfezione rispetto all’Artemision è la soluzione del capitello angolare che vede la disposizione delle volute fusi insieme i disposti a 45°. Questa soluzione, che diventerà canonica da ora in poi, nasce dalla discrepanza visiva che si avverte osservando il capitello ionico (se si vede frontalmente si vedono le volute, mentre se si vede il lato si vede un elemento suddiviso in quattro parti da dei listelli verticale); certamente nella posizione angolare (quella privilegiata dai greci per osservare i templi) si vedrebbero le due configurazioni del capitello mentre tutti gli altri si vedono con le facciate a volute, questo naturalmente disturba l'occhio greco, per questo si decide di scolpire il capitello angolare con quattro volute (due per i lati del tempio) e porre le volute angolari a 45°. A queste soluzioni si ispira il progettista dell’Eretto.

Dopo un periodo non troppo felice Alessandro Magno decise di consultare l'oracolo, il quale gli preannunciò una vita di successi. Si decise quindi la costruzione di un nuovo tempio (cui fa riferimento il disegno), un diptero che rientra pienamente nella tradizione del tardo classicismo (infatti crepidoma, pareti e trabeazione vengono curati in base alle proporzioni del Partenone) e si distacca dalla concezione, tipicamente di età arcaica, della "selva di colonne" a favore di una concezione spaziale stabilita coerentemente (si veda la ripartizione delle colonne secondo uno schema a scacchiera). Caratteristiche salienti del nuovo tempio sono: la presenza di una piccola sala tra pronao (che ricorda la "teoria dei contrasti" di Ictino), un alto crepidoma e l'unità base dell'interasse che condizione anche l'Alcamo (vedi Pytheos).
La costruzione del tempio durò cinque secoli, dall'ellenismo al barocco.

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